mercoledì 24 febbraio 2016
luciferoflegreo: Di recente Antonella Orefice e il “Nuovo Monitore...
luciferoflegreo: Di recente Antonella Orefice e il “Nuovo Monitore...: Di recente Antonella Orefice e il “Nuovo Monitore napoletano” hanno riproposto online a puntate il bel libro della Orefice: “Procida 1799 ...
Di recente Antonella Orefice e il “Nuovo Monitore napoletano” hanno riproposto
online a puntate il bel libro della Orefice: “Procida 1799 – La rinascita degli
eroi”, ambientato nella nostra isola flegrea. Mi permetto dunque di riproporre
la recensione apparsa in “Vita Flegrea” il 13 novembre 2013 in quella
che, nelle primitive intenzioni, doveva essere una rubrica fissa (“L’angolo
della recensione”) in una pubblicazione online che avrebbe dovuto essere
pubblicata con periodicità fissa
L’ANGOLO della RECENSIONE
PROCIDA 1799 – La rinascita degli eroi
La “Repubblica Napoletana” del 1799 ebbe anche qui, in terra flegrea, a Procida
in particolare, i suoi sostenitori e di conseguenza i suoi martiri, i primi in
ordine cronologico, essendo state le nostre isole i primi lembi della,
purtroppo effimera, repubblica ad essere rioccupati dai sostenitori dei
Borbone, già scappati in Sicilia, e soprattutto dagli inglesi loro alleati e
all’epoca detentori di quella che per secoli fu la più potente flotta da guerra
del mondo. Nel breve periodo repubblicano di Procida (nell’isola
solo sessantaquattro giorni) è ambientato il racconto “Procida 1799 – La rinascita degli
eroi” di Antonella Orefice (Arte Tipografica Editrice, Napoli, 2011). L’autrice è in realtà una storica,
soprattutto del periodo della Repubblica del 1799 e penso la maggiore esperta
di Eleonora de Fonseca Pimentel, tra i più famosi martiri della reazione
borbonica e sanfedista. Spesso però è coi mezzi del racconto o del romanzo che
si raggiungono i migliori risultati descrittivi di un’epoca. Marx riteneva che Balzac avesse descritto
l’ascesa della classe borghese in Francia, con la sua “Comédie humaine”, meglio
di tanti saggi e Moravia annotò qualcosa di simile a proposito del romanzo di
Conrad “Con gli occhi dell’occidente” in rapporto con gli ultimi decenni del
regime zarista in Russia. Felice pertanto la scelta, da parte dell’autrice, di
ricorrere alla forma del romanzo storico, ambientato in un’isola che conosce bene
e in un periodo storico che conosce come pochi. È la storia dell’amore tra il
notaio napoletano Bernardo Alberini (personaggio storico), commissario
repubblicano a Procida, e una misteriosa Aurora. Ma attraverso la narrazione
della loro breve storia rivivono personaggi storici procidani come Vincenzo
Assante, medico, Giacinto Calise, semplice marinaio e soprattutto di Antonio
Scialoja, colto sacerdote (quanti religiosi aderirono con convinzione alla
Repubblica!), finiti poi impiccati sulla piazza di Santa Maria delle Grazie ove
il patibolo era stato eretto sullo stesso posto ove i rivoluzionari avevano
piantato l’ “albero della libertà”, come si usava in tutti i posti toccati
dalla Rivoluzione Francese. Furono crudelmente giustiziati insieme a tanti altri
il cui nome è scolpito su di una lapide nella chiesa di Santa Maria delle
Grazie, meritoriamente eretta, in occasione del bicentenario della gloriosa
repubblica, dal Comune di Procida nel 1999.
La storia della Repubblica è stata ben
descritta già dal grande Vincenzo Cuoco, uno dei protagonisti di queste
vicende, con grande acume e senza acritici elogi. Per quei lettori che
incolpevolmente, causa il decadimento degli studi e la distrazione odierna dei
media, non conoscano del tutto la storia o le cui reminiscenze scolastiche
siano un po’ arrugginite, tento di dare qui di seguito una brevissima sintesi.
Le truppe della Francia rivoluzionaria erano giunte a Roma nel 1798. I Borbone
di Napoli avevano stretto alleanza con l’Austria degli Asburgo (alla cui
famiglia apparteneva la regina Carolina). Su richiesta di Ferdinando IV a
Napoli viene il generale austriaco Mack che fu posto al comando dell’esercito
borbonico. Le truppe del Reame invasero i territori romani con la non troppo
recondita speranza ferdinandea di ampliare i confini del regno. Mack e i
Borbone subirono però una pesante sconfitta. Il “re lazzarone” (e fellone) non
trovò di meglio allora che scappare in Sicilia sotto la protezione della flotta
inglese e portando via le casse dello stato (come fossero sue proprie) non
prima di aver ordinato all’insignificante vicario che aveva lasciato a Napoli
di distruggere la flotta per evitare che cadesse in mano ai francesi. A Napoli
esisteva una corposa intellighenzia illuminista (l’illuminismo napoletano dei
vari Genovesi, Filangieri etc. fu secondo, insieme a quello milanese dei Verri
e dei Beccaria, solo a quello francese). Questi circoli culturali, fin dai
primi anni ’90 del ‘700, influenzati dalla Rivoluzione francese, evolvevano su
posizioni più decisamente rivoluzionarie anche a causa dell’involuzione in
senso radicalmente reazionario della corte napoletana. L’avvento dei Borbone,
infatti, in un primo momento significò la ritrovata indipendenza del reame dopo
secoli di predominio straniero (semplifichiamo per motivi di sintesi),
ma, soprattutto, con il primo, Carlo (impropriamente ricordato come III) il
regno si inserì sulla scia dei paesi toccati dal “dispotismo illuminato” di
quello che fu detto il “’700 riformatore”. La successiva ascesa di Carlo III al
trono di Spagna, inizialmente, non comportò involuzione nel governo del reame.
Ferdinando (IV di Napoli e III di Sicilia e poi I delle due Sicilie), come è
noto, non aveva avuto un’educazione da re. Il primogenito maschio di re Carlo
(vi erano tra i figli di questo anche delle donne, morte in tenerissima età,
perché la mortalità infantile era diffusa anche tra le famiglie regali, ma tra
i Borbone vigeva la “legge salica” che escludeva le donne dal trono) Felipe,
era demente e – pertanto – escluso dalla successione, Carlo Antonio, il secondo
in linea di successione, divenne erede al trono di Spagna e, per i
motivi casuali di cui sopra, Ferdinando fu catapultato sul trono. La madre,
Maria Amalia di Sassonia, voleva far di lui un cardinale per cui fu destinato a
una educazione religiosa e alle cure del reazionario principe di Sannicandro.
Essendo però “re nasone” nella minore età, il regno era in realtà governato da
quella che, sinteticamente, definiamo “reggenza” del Tanucci, altro grande
illuminista e uomo di fiducia del riformatore Carlo III con cui era in stretto
contatto. Anche il matrimonio con Maria Carolina d’Asburgo, appartenente ad una
famiglia di sovrani illuminati (era figlia della grande Maria Teresa d’Austria
e sorella del grande sovrano riformatore Giuseppe II) fu inizialmente non priva
di vantaggi per il regno. Le cose cambiarono quando scoppiò la Rivoluzione
Francese e, soprattutto, quando fu ghigliottinata Maria Antonietta, sorella
della sovrana napoletana. La corte cambiò qui la sua politica in senso
decisamente reazionario e represse e censurò con ogni mezzo tutte le nuove idee
che già felicemente si stavano sviluppando nelle nostre terre. Le classi colte
finirono dunque con lo staccarsi decisamente dalla dinastia e col guardare con
sempre maggior speranza alla Francia repubblicana le cui truppe erano giunte
fino a Roma.
Terminata questa (apparente) digressione,
torniamo a dove eravamo rimasti e cioè a Ferdinando che, sconfitto in
territorio romano dai francesi, scappa in Sicilia con la protezione degli
inglesi, con la cassa e dopo aver distrutto la flotta. I napoletani illuminati
(quasi tutta la classe colta), simbolicamente, prendono Castel S. Elmo prima
ancora dell’arrivo dei francesi del generale Championnet. Viene quindi a Napoli,
il 23 gennaio 1793, proclamata la “Repubblica
napoletana” con un governo
provvisorio di venti membri, appartenenti alla migliore intellettualità
meridionale, e tra cui spicca tra gli altri il grande giurista Mario Pagano,
autore del progetto di una avanzatissima Costituzione presentato ad aprile. La
repubblica riesce, nei pochi mesi di governo, ad approvare l’abolizione dei
fedecommessi e del maggiorascato e poi, solo nell’ultimo mese di vita e quindi,
incolpevolmente, senza effetti pratici, l’eversione della feudalità.
Perché la Repubblica Napoletana non incontrò i favori del popolo e perché
visse un tempo così effimero? Il regno, per cause secolari, era arretratissimo.
A differenza di altri paesi europei, come per esempio la Francia, le condizioni
economiche non avevano consentito la nascita di una corposa classe borghese
(quelli che oggi chiameremmo ceti medi). In misura maggiore che altrove,
dunque, la popolazione era divisa tra uno sterminato sottoproletariato e
un’esigua minoranza di privilegiati. La stragrande maggioranza della
popolazione era dunque, non certo per sua colpa, analfabeta e ignorante, in
preda alle superstizioni; contadini vessati dai baroni nelle campagne, plebe
abituata da secoli a vivere di espedienti nelle città e soprattutto a Napoli,
terza città d’Europa per popolazione (e solo per questo). Dunque le masse erano
facilmente manovrabili dalla Chiesa, soprattutto nelle campagne, o, come nelle
città e a Napoli in particolare, pronta a vendersi solo a chi promettesse o
fornisse effettivamente piccolissimi vantaggi personali. La ristrettissima classe
che prese il potere nel 1799 proveniva in parte dalla classe dei privilegiati
(quasi gli unici, coi preti, che potevano avere accesso agli studi) e non
poteva essere compresa dal popolo. Le casse dello stato erano vuote e il
tempo a disposizione fu pochissimo perché producesse effetti tangibili per la
popolazione. La Repubblica quindi, fatta da nobili idealisti, non poté
conquistare le masse e, con la partita dei francesi, tornati nel nord Italia
onde difendere la Francia stessa dall’ennesima offensiva della coalizione delle
potenze reazionarie, rimase pressoché inerme di fronte alle masse superstiziose
organizzate dal famigerato cardinale Ruffo ne “L’esercito di santa fede” onde
il termine di “sanfedisti” e di fronte alla potente flotta
britannica (a poco potendo l’ammiraglio repubblicano Caracciolo essendo stata
la flotta fatta affondare dal Borbone). Fu Vincenzo Cuoco, che pure fu tra i
protagonisti della esperienza repubblicana, a vedere, già in una lucida
prospettiva storica, i limiti (non superabili in quella condizione storica
data) di quella che fu una “rivoluzione passiva”, termine poi esteso all’intero
processo risorgimentale. La storia è stata vista nella sua complessità dunque
da subito, ben prima delle semplicistiche, astoriche e ingenue a rovescio,
ricostruzioni aprofessionali degli imbrattacarte neoborbonici. Ma Napoli, come
felicemente ebbe a notare il nostro grande Benedetto Croce, fu una “Napoli
nobilissima”, perché i suoi martiri quali Eleonora Pimentel Fonseca, Pagano,
Caracciolo e tutti gli altri, un’intera classe di intellettuali di primissimo
ordine, combatterono e morirono, a seguito del tradimento di un re fellone
(solo il primo di tanti altri) per abolire privilegi che erano anche della
propria classe, puri e disinteressati come in nessun angolo d’Europa, Francia
in primis, dove (giustamente) una classe in ascesa, la borghesia, contrapponeva
i propri interessi a quelli vetusti della nobiltà, del clero e dei residui
feudali. Ruffo aveva promesso a quelli che saranno considerati i primi martiri
del nostro Risorgimento salva la vita, come è noto, ma la coppia regale non
mantenne la sua promessa (solo il primo dei numerosi tradimenti di un sovrano
cialtrone).
Quello che accadde in tutto lo stato
meridionale e a Napoli, che spero di non aver mal sintetizzato sopra, si
verificò “in nuce” e in anteprima a Procida, microcosmo di tutto quest’angolo
di mondo. Fa parte della nostra storia flegrea che il bel libro di Antonella
Orefice, che vi invitiamo, noi di “Vita Flegrea”, a leggere. Prima di terminare
si vuole qui ricordare che uno dei martiri procidani del 1799 fu Antonio
Scialoja, zio dell’omonimo Antonio Scialoja che fu deputato del collegio di
Pozzuoli del governo costituzionale del 1848 e poi primo deputato flegreo nel
parlamento dell’Italia unita nel 1861, già esule a Torino e poi ministro nel
1866 allorché introdusse in Italia il “corso forzoso” della Lira. Ma di questo
parleremo più ampiamente in un altro prossimo articolo.
Procida 1799 – La rinascita degli eroi” di
Antonella Orefice (Arte Tipografica Editrice, Napoli, 2011).
mercoledì 30 dicembre 2015
SU di UN RECENTE LIBRO SCRITTO DA UN NOSTRO CONCITTADINO di ELEZIONE (che tratta solo apparentemente unicamente di calcio) Roberto De Angelis – Le Partite nel Cuore –LEGMA Edizioni
SU di UN RECENTE LIBRO SCRITTO DA UN NOSTRO CONCITTADINO di
ELEZIONE
(che tratta solo apparentemente
unicamente di calcio)
Roberto De Angelis – Le Partite nel
Cuore –LEGMA Edizioni
…. “Ebbene tutti i tifosi napoletani … potrebbero dire che il
Napoli comunque lo si deve amare perché
è Napoli stessa”. Così si conclude l’introduzione dell’autore, Roberto De
Angelis, al suo bel libro “Le partite nel cuore”; N:B: “nel” e non “del” cuore, e ciò non è senza significato come
non priva di significato è la frase citata sul retro di copertina del grande
Johann Wolfgang Goethe: “Dopo averla visitata, perdòno tutti quelli che perdono
la testa per questa incomparabile città”! E’ il libro scritto da un amante del
Napoli e di Napoli. Ma non è un banale testo, un altro tra i tanti, che parlano
della squadra attuale ma è un libro che parla della squadra in sé e dell’amore
dell’autore per la stessa e per la città che rappresenta. Il ritrovamento in un
cassetto di vecchi appunti sul Napoli, sopravvissuti ai tanti sfratti causati
dalle peregrinazioni cui lo ha costretto il suo lavoro di funzionario della
Banca d’Italia, ha determinato la sua decisione a raccoglierli in un libro come
sognava da anni ma che, solo ora che la tirannia del tempo si è allentata, ha
potuto dare alle stampe. L’arco di tempo considerato va dal marzo del 1957
(quando il padre portò lui, bambino di circa sei anni, per la prima volta allo
stadio, al Vomero, quando il San Paolo ancora non era stato inaugurato) al settembre
del 1998, quando si interrompono gli appunti. Questi sono trascritti in ordine
cronologico e a parte sono riportate alcune trasferte (necessariamente meno
numerose delle partite casalinghe) e i ritratti di alcuni giocatori tra i più
significativi, sempre in relazione allo stesso arco di tempo. Manca
l’attualità, ma solo per non inquinare la spontaneità del racconto.
Prima di inoltrarmi nella descrizione del testo, consentitemi
di soffermarmi sull’affermazione iniziale: “… il Napoli lo si deve amare perché
è Napoli stessa”.
Questa non è solo l’affermazione di chi è figlio, fratello,
cugino e nipote di eterni tifosi del Napoli e che per questo ha il Napoli e
Napoli (è nato – fra l’altro – in pieno centro storico) nel sangue, ma è
qualcosa di più.
Considero, come anche Roberto de Angelis, che il calcio
rappresenti metaforicamente la società in generale, che sia un microcosmo nel
quale si riflette, almeno in gran parte, il mondo esterno con tutte le sue
contraddizioni. Il Barcellona, il grande Barça, è stato ed è tuttora molto più di una squadra di calcio per la
Catalogna tutta. Durante il franchismo che abolì l’autonomia della regione e
vietò l’uso della lingua catalana, tentando una difficile e autoritaria
snazionalizzazione, il tifo per il Barça divenne un modo di continuare a sentirsi
catalani, di opporsi alla omologazione forzata della regione, diversa per
cultura e lingua, al resto della Spagna. In parte, ora che si parla di
indipendenza, ci piaccia o meno, è ancora così. Ecco un caso in cui il calcio …
rappresenta molto più del calcio stesso! Fatte le dovute differenze, la
situazione del Napoli e di Napoli presenta delle analogie (senza indulgere a
leghismi di reazione e neoborbonismi che il sottoscritto – a costo di farsi dei
nemici – aborre). La “questione meridionale”, nata con l’Unità, è ben lungi
dall’essere risolta. I grandi imprenditori “mecenati” del calcio sono tutti nelle
grandi città industriali del Nord (FIAT e gli Agnelli per la Juventus, Moratti
padre e figlio per l’Inter, Berlusconi per il Milan). Sono queste le squadre
che più possono spendere nel “calciomercato” e che molto più spesso possono
candidarsi a vincere lo “scudetto” e partecipare, e ai non remoti tempi d’oro
del calcio italiano, vincere la “Champions”. Del Nord sono le grandi testate
giornalistiche anche sportive (tranne il “Corriere dello Sport”), nel Nord
hanno sede le maggiori catene televisive private etc. E ciò si riflette sul
clima generale di esaltazione dei meriti delle squadre del Nord e sminuimento
di quelle meridionali (mediamente, ovvio, senza generalizzazioni). Questo
potere finanziario e mediatico si riflette sul peso delle squadre
settentrionali nelle istituzioni calcistiche e, inevitabilmente, almeno il
clima generale finisce con l’influenzare (ovviamente “talvolta” ma non proprio
di rado) gli arbitraggi. Vittima spesso dei pregiudizi nel mondo reale
(rectius: esterno al calcio), Napoli e i napoletani lo sono anche nel
microcosmo calcistico. Se i napoletani si lamentano di un arbitraggio, ciò
viene considerato sintomo del “vittimismo” dei napoletani, ma se (e accade di
rado) il Napoli è favorito da dubbie interpretazioni arbitrali (vedi Napoli –
Juve del campionato 2007/8, due dubbi rigori al Napoli) non vi è vittimismo da
parte degli avversari ma semplici “giuste recriminazioni”. Il tutto senza soffermarsi
sulla ferita ancora aperta dalla descrizione completamente falsata in tutti gli
aspetti degli incidenti nella finalissima di Coppa Italia data, grazie ai più
che inutili, deleteri e privi di professionalità giornalisti RAI, le cui
fantasiose ricostruzioni permisero a (quasi) tutti i media di far passare i
napoletani da vittime (addirittura un morto in un agguato) a istigatori di
incidenti pilotati da fantomatici camorristi. Ma si sa, Napoli e la malavita
fanno colore, fanno audience! E ancora i cori del tipo “Vesuvio lavali col
fuoco”, spesso poco o nulla sanzionati, o, almeno non adeguatamente sanzionati,
dagli organi sportivi preposti. Giustamente
Maradona, nel bel film – biografia dedicatogli dal grande regista Emir Kusturica,
rivendica il grande valore psicologico del 6 -1 inflitto alla Juventus nella
supercoppa vinta negli anno d’oro, perché il giovane argentino, proveniente
dalle “villas miserias” delle periferie di Buenos Aires, abitate da tanti “tanos”
di origine italiana, si era facilmente identificato coi napoletani e con
Napoli. E ancora giustamente l’ex centravanti partenopeo Careca ha ricordato
che, data la situazione generale, uno scudetto vinto dal Napoli vale 10
campionati vinti da Juve, Inter o Milan!
Tutto questo ovviamente non c’è nel libro che si ferma al 1998. Ma
traspare sia dall’introduzione sia dai continui colloqui che ho avuto e ho con
l’autore; ed è contenuto implicitamente nell’identificazione Napoli città –
Napoli squadra! Nell’arco di tempo considerato vi sono anche partite giocate in B, perché chi ama il Napoli
lo segue anche quando retrocede e il nostro autore, dopo il 1998, lo ha seguito
anche dopo il fallimento della società e negli anni del purgatorio della “C1”
oltre, ovviamente, a seguirlo oggi.
Mi rendo conto di avere a questo punto parlato poco delle singole partite
e dei singoli calciatori descritti da Roberto De Angelis. Ma non vorrei
togliervi il gusto di scoprirlo leggendo il libro; vi assicuro però che
trattasi di un testo chiaro e ben scritto e con la chiarezza di chi ha preso la
maturità classica, quando era una cosa molto seria, in uno dei migliori licei
napoletani e si è poi laureato in Giurisprudenza.
Il libro ha venduto circa settanta copie nel momento in cui scrivo. Vi
spiego perché sono tutt’altro che poche. L’editoria italiana, per ragioni
economiche, ha ormai rinunciato pressoché del tutto a ogni attività di “scouting”.
Dal punto di vista degli editori non si può dar loro completamente torto. I
lettori di professione, addetti ai numerosi manoscritti inviati, hanno un
costo. La sponsorizzazione di un autore non noto al pubblico ancora di più.
Meglio ripiegare sui libri di cucina o scritti da attori, imprenditori,
calciatori, allenatori famosi e quindi capaci di attrarre la curiosità del
sempre più esiguo numero di lettori di libri (“scritti, si fa per dire, sono in
realtà redatti da “ghost riders” spesso bravi quanto malpagati). Vi è poi la
concorrenza dei libri acquistabili come “gadget” in edicola in uno a giornali o
riviste, e quella spietata degli “ebooks” (vi siete avveduti di quante librerie
hanno chiuso?). Il libro inoltre, pur scritto da un cittadino elettivo di
Pozzuoli, non ha goduto di alcuna sponsorizzazione da parte di notabili locali.
In questa situazione data, parafrasando Careca, diremmo che le 70 copie vendute
dal nostro Roberto De Angelis equivalgono a qualche migliaio di copie in diverso
contesto spaziale e temporale. Ci permettiamo di consigliare Roberto di editare
il libro anche in formato “ebook” perché, ci piaccia o meno, è questa la nuova
frontiera per i vecchi, cari libri stampati.
Roberto de Angelis – Le Partite nel Cuore – LEGMA Edizioni
martedì 29 settembre 2015
… EPPURE NON MANCANO A POZZUOLI EVENTI POSITIVI … IL “PREMIO CIVITAS”.
La sera di domenica 4 ottobre, presso il
cd. Tempio di Serapide, sarà celebrata la XIX edizione del “PREMIO CIVITAS”.
Qualcuno, dando soverchia importanza alla modesta persona che è il
sottoscritto, blatera che chi scrive è capace solo di criticare e non vede le
tante cose buone realizzate “in” e “per” questa città. E’ invece col cuore
gonfio di orgoglio che dico che qualcosa di positivo, di molto positivo, si
riesce a realizzare anche in questi magnifici e, per molti versi sfortunati,
lidi.
Qualche
settimana fa, presso lo stadio di Antonino Pio, un’associazione privata locale (Malazé)
ha organizzato una replica di “Memorie di Adriano” testo interpretato dal
grande Albertazzi e basato sul celeberrimo romanzo omonimo della
Yourcenar e, giustamente, considerato un “ritorno a casa” del grande imperatore
che morì a Baia e cui Antonino Pio dedicò lo stadio.
Domenica
invece, nella splendida cornice del “macellum”, vera e propria icona di
Pozzuoli e, ahimè, del bradisismo, sarà consegnato il “Premio Civitas”
(produttore ne è, come sempre, il nostro Paolo Lubrano). Come è noto il premio
viene consegnato a puteolani o campani o a personaggi che abbiano avuto una
qualche relazione con la nostra città e che, essendo noti a livello sia nazionale che
internazionale, possono grazie al premio, trasformarsi in una sorta di
ambasciatori di Pozzuoli e dei Campi Flegrei nel mondo.
Il premio
quest’anno sarà consegnato a:
- · Samantha Cristoforetti, l’astronauta che è stata la donna che, in assoluto, è stata per maggior tempo nello spazio. Ha frequentato l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli e ha conseguito uno dei suoi vari titoli accademici presso la Federico II;
- · Al regista Giuseppe Gaudino, puteolano doc come ci ricorda il cognome, già autore di un film ambientato a Pozzuoli (il bellissimo “Giro di luna tra terre e mare”) nonché regista di un film che sta riscuotendo notevole successo nella sale cinematografiche in questi giorni, “Per amor vostro” e la cui interprete femminile, la bravissima Valeria Golino, è stata insignita della “Coppa Volpi” al Festival del cinema di Venezia quale migliore attrice protagonista (Servizi e interviste su questo film ho inviato ai miei contatti fb condividendo gli appositi articoli di “Altritaliani.net”, il sito italo-francese diretto dal nostro ex concittadino Nicola Guarino). Come molti sapranno Gaudino ha partecipato a molti ltri festival internazionali con le sue opere;
- · All’irpino-belga-francocanadese Franco Dragone, direttore teatrale di origini campane noto in tutto il mondo per il “Cirque du Soleil” che è parte importante ma non esaustiva delle sue importanti operazioni culturali. E che non ha dimenticato Cairano, il piccolo paese dell’avellinese (terra cara per motivi familiari a chi scrive) in cui è nato organizzando l’antologia di racconti di autori vari "Cairano. Relazioni felicitanti" poi pubblicati su “Il Mattino”.
Anche nella scelta
dell’autore dell’opera che sarà data come premio, Paolo Lubrano è stato molto
oculato. Si tratta dell’artista Lello Lopez, cioè di un artista della nostra
città ma la cui opera trascende gli angusti confini flegrei. Potrà piacere o
non piacere l’arte moderna, potrà piacere o non piacere l’arte di Lello Lopez
ma, signori, qui non si tratta del solito artigiano locale che dipinge, più o
meno bene, paesaggi locali di oggi o di ieri, tutti dignitosi, certo, e che
comunque adornano le pareti delle nostre case, la mia per prima, perché
comunque ricordano la nostra cara terra. Qui si tratta di un vero artista (e
che, ricordiamo, è tra l’altro è l’autore del monumento alle vittime di
Monteforte Irpino all’ex largo Palazzine)!
Nell’ambito della
manifestazione relativa al “Premio Civitas”, grazie alla cooperazione con lo
“Istituto di Cultura Russa Lermontov”, sarà ospitata anche la IV edizione del
“Premio Lermontov”, istituito dalla “Fondazione Lermontov” e che sarà assegnato
quest’anno al Teatro San Carlo ovviamente presente con la sua orchestra. Grazie
a questa collaborazione, l’intera manifestazione sarà ripresa da due network molto
diffusi in Russia e in tutti i numerosi paesi in cui sono presenti comunità
russofone (la WARP – World Association Russian Press e lo RBN (Russian
Broadcasting Network). Dunque, cosa importantissima, le nostre ricchezze
paesaggistiche e culturali avranno una ulteriore eco internazionale nei paesi
russofoni. Qui è da fare una necessaria precisazione. Ho degli amici in Russia,
ho avuto un caro amico russo, coltissimo, divenuto cittadino italiano e
prematuramente scomparso. So che il mondo di lingua russa è altamente
alfabetizzato (uno dei pochi meriti dell’estinto regime sovietico), amante
della letteratura, della musica e dell’Arte, tra le straniere soprattutto amano
quelle italiane e francesi. Tutto il contrario del messaggio superficiale che
lasciano passare i film commerciali hollywoodiani dove quasi mai manca il
personaggio del mafioso russo (come di quello italiano ieri) esaltando solo uno
dei tantissimi aspetti della complessa realtà russa. Dunque la doppia cerimonia
del “Premio Civitas” e del “Premio Lermontov” sarà vista da diversi milioni di
russofoni, cioè di una comunità emergente e affamata di bellezze culturali
anche italiane; non può non essere evidente il vantaggio diretto e, ancor più,
indiretto, che ne potrebbe derivare per la nostra città!
Infine, da notizie
in mio possesso (preciso che, non essendo un giornalista non ho accesso a fonti
di prima mano) sarà realizzato per l’occasione un sistema di illuminazione
bellissimo che valorizzerà vieppiù esteticamente il “Tempio di Serapide” e che
esso rimarrà a servizio del monumento e quindi della città. Una ulteriore buona
notizia! … e riconosciamo i meriti di Paolo Lubrano in particolare e
dell’iniziativa privata in generale … nella speranza che per il futuro gli enti
locali e quelli periferici dello stato centrale diano un più robusto aiuto!
P.S. Speriamo in un
progressivo allargarsi di consensi intorno alla richiesta (fatta dalle
associazioni di Ciro e Giovanna Di Francia) di recuperare agli spettacoli anche
l’Anfiteatro Flavio. Non ho molta competenza, ma non mi sembra versare in
condizioni disastrose e tali da richiedere incredibili sforzi. Già per
brevissimo tempo, nel 1983, il monumento divenne arena estiva del San Carlo,
poi l’acuirsi del bradisismo fermò tutto. Altrove gli enti locali avrebbero
fatto di tutto per un recupero del genere!
martedì 22 settembre 2015
... DOVE I RESIDENTI IN UNA STRADA SONO GLI UNICI A NON POTERVI SOSTARE ...
Egregio sig. Sindaco, mi accingo con la
presente a scrivere l’ennesima, probabilmente
inutile, lettera sull’ennesima
ingiustizia di cui io e tanti altri residenti di via Rosini, siamo vittime a seguito della cervellotica e
per certi versi anche“illegittima” gestione delle strisce blu in questa zona.
Il mese scorso, praticamente per
costrizione, sono andato a ritirare il permesso di parcheggio a pagamento per i
residenti. Dopo poco mi sono reso conto di aver pagato un ingiustificato
balzello al Comune. Il perché glielo spiego di seguito. Sono andato, tramite il
sito del comune, a vedere dove possono parcheggiare i residenti della zona
“ZPRU SETTORE AZZURRO”, cui ho scoperto di appartenere (TABELLA 3.5 –
PRINCIPALI STRADE DEL SETTORE AZZURRO), e, con una certa sorpresa ho scoperto
quanto segue:
11) I residenti di via Carlo Maria Rosini
sono tra i pochi a … non poter parcheggiare, nemmeno se muniti di regolare
permesso, alla stessa via Rosini. Infatti per il lato dei numeri dispari e sino
all’altezza del chiosco di giornali la sosta, su questo non breve tratto di via
Carlo M. Rosini, è riservata ai residenti della ZTL1;
22) La predetta tabella, erroneamente
(?!) riporta che si potrebbe parcheggiare presso i numeri pari da 10 a 50. Falso! I VV. UU non fanno né
sostare né fermare (sembrano anzi ignorare la differenza, prevista dal codice,
tra sosta e fermata) all’altezza di questi numeri. Certo chi ha redatto
materialmente la tabella ben sa che dal civico 10 al 50 non è stato mai apposto
alcun divieto di sosta ma,
probabilmente, ignora che chi vi sosta viene contravvenzionato perché, essendo
stata tracciata una linea di demarcazione della carreggiata, parallela e molto prossima al marciapiede, i
VV. UU. ritengono che la sosta lì sarebbe vietata – pur trattandosi di senso
unico su strada piuttosto ampia – forse
(è uno degli arcani dell’Ente da Lei diretto) per intralcio (inesistente) alla
circolazione. Del resto non vi sono, tra il 10 e il 50, stalli di alcun colore.
Comunque sia neanche qui si può parcheggiare.(A proposito, ho fatto un po’ di
ricerche e ho constatato che i giuristi del ramo ritengono che, linea o non
linea di demarcazione, la carreggiata finisca col marciapiede … ma mi rendo
conto che questi studiosi non hanno la competenza dei suoi “tecnici”)!
33) Pur se non riportati in tabella, vi è
un limitatissimo numero di stalli blu tra l’incrocio di via Carmine e il civico 47, ma anche questo numero,
striminzito rispetto alla popolazione residente … è in comune con la ZPRU
Settore VIOLA!!! Quindi, mi scusi la terminologia un po’ volgare, o si ha il
vero e proprio “colpo di mazzo” di trovare uno di questi pochissimi posti non
occupati da altri residenti di queste DUE zone … o i residenti di via Rosini
sono alla fine gli unici a non poter parcheggiare sulla propria strada!
44) Fino a pochissimo tempo fa, i
conoscenti mi chiedevano: “né Lù, ma tu abiti sempe ‘ncoppo o Carmine”? Da
quando son nato (un decennio prima di Lei, sig. Sindaco) via Carmine e via
Rosini sono sempre stati considerati un unico quartiere, quello appunto detto
del “Carmine” e così anche ai tempi di mio padre e di mio nonno … ma ora sono
intervenuti i mirabolanti “tecnici” del Comune di Pozzuoli e gli abitanti di
via Rosini (ZPRU Settore azzurro) non possono parcheggiare a via Carmine (ZPRU
Settore viola) né quelli di via Carmine a via Rosini! In compenso però i
residenti di via Rosini, quelli cui è vietato parcheggiare nella strada di
residenza … possono parcheggiare a Via Coste d’Agnano e via Vecchia delle Vigne,
cioè a Cigliano … per fortuna la confinante città di Napoli è competenza di
altro Comune altrimenti avremmo magari potuto parcheggiare presso l’ippodromo
di Agnano o a Bagnoli!!! … io mica chiedo di parcheggiare sotto casa … ma
neanche a due o tre kilometri!!!
Ma fin qui siamo nell’ambito delle
opinioni che restano tali (anche se argomentate). Ciò che è irrazionale per me
potrebbe non essere tale per Lei. Dove
invece si sconfina in oggettiva “illegittimità” da parte del Comune da Lei
amministrato è nella ormai oltremodo palese, sempre più palese e priva di
infingimenti, violazione dell’art. 7 co. 8 del Decreto Legislativo 30 aprile
1992, n. 285 da noi, atecnici e profani, volgarmente definito “Codice della
Strada”. Mi permetto qui di trascrivere la norma: ““Qualora
il comune … omissis … disponga l’installazione di dispositivi di durata della
sosta … omissis … su parte
della stessa area o su altra parte nelle IMMEDIATE vicinanze, DEVE
riservare una ADEGUATA area destinata a parcheggio … omissis … senza
dispositivi di controllo di durata della sosta”. Mi può far indicare da
qualcuno dei suoi collaboratori in materia dove si trovano, nella zona di Via
Rosini “o su altra parte nelle IMMEDIATE vicinanze” aree parcheggiabili “senza
dispositivi di controllo di durata della sosta”? Il Codice è chiaro ed è
leggibile da chiunque, è una legge dello Stato, fino a prova contraria, e i “tecnici” che si occupano di
sosta e traffico “dovrebbero” conoscerlo. Di certo questo Comune viola questa
norma e per una amministrazione che vuole fare di questa città la “città delle
regole” è una palese contraddizione con i propri propositi!!!
P.S. Qualche
tempo fa, durante la notte, le mie auto erano parcheggiate “legittimamente” a
Via Carmine sugli stalli, all’epoca, bianchi e “senza dispositivi di controllo
della durata della sosta”. Il mattino seguente venne apposta segnaletica
indicante che lì la sosta era divenuta oraria. Ovviamente coloro che avevano
parcheggiato la sera prima che la segnaletica fosse apposta, non essendo dotati
di capacità divinatorie, non sapevano che il mattino seguente sarebbero stati
passibili di contravvenzione. Ma solerti VV.UU. o ausiliari del traffico
provvidero ugualmente a sanzionare le auto già precedentemente (e al momento
della sosta legittimamente) in sosta, tra cui le mie (sono molto sfortunato in
questi tempi, o sono multato o trovo le ruote tranciate). Sarà questa pure la
“città delle regole” … ma ora Kelsen,
Ross, Olivecrona, Carnelutti, Arangio-Ruiz, Crisafulli e gli altri maestri del
diritto sono avvertiti … non hanno capito nulla del Diritto quando ci hanno
insegnato che questo è irretroattivo … i “tecnici” del Comune di Pozzuoli ci
informano che qui le norme possono anche essere retroattive … questa, signori,
è la “città delle regole”!!!
martedì 1 settembre 2015
NOTE SU UNA LETTERA INVIATA A "POZZUOLI21" DA UN RICERCATORE PUTEOLANO RES. IN GERMANIA IN RISPOSTA AD UN'INTERVISTA A UN LAVORATORE PUTEOLANO EMIGRATO IN GERMANIA
Egregio dott.
D’Isanto (anch’io reco lo stesso cognome, magari siamo anche parenti), ho letto
il suo interessante intervento di cui sopra e devo dirLe, con rispetto
ovviamente delle Sue opinioni, che
suscita, da parte mia, non poche perplessità. Anzitutto, per meglio
comprendere, sono andato a rileggere l’intervento del sig. Visone e nel farlo
mi sono reso conto che le Sue note sono caratterizzate in parte da una risposta, quasi punto per punto,
allo stesso ma contengono anche considerazioni di carattere generale di cui
condivido solo alcune. Lei e il sig. Visone siete entrambi dei puteolani che
vivono da qualche anno in Germania e che
qui tornano d’estate. Le esperienze messe a confronto sono pertanto del tutto
simili (anche se ben diversi sono i motivi alla base del trasferimento) come
pure i vostri giudizi, lusinghieri per le città tedesche, e che,a parte qualche
differenza sul sistema di pagamento nei parcheggi, non mi sembra che
differiscano molto! (Mi sono permesso, circa il piccolo particolare dei
parcheggi, di inviare ad un mio amico, che vive da oltre trenta anni a
Dusseldorf, un messaggio per chiarirmi anche questo secondario aspetto, ma non so
se la risposta arriverà prima che finisca questo mio commento). Veniamo ai
motivi di dissenso. Cosa significa che in Germania “la politica viene lasciata
lavorare e tutti contribuiscono, nel loro piccolo, al bene comune”? Che gli
amministratori non possono essere criticati? E allora a cosa serve l’opinione
pubblica? E la libera critica non fa parte della democrazia? Interessarsi alle
decisioni che, volta per volta, incidono sulla vivibilità di una città,
interessarsi di come viene amministrata la “res publica” sarebbe un atto quasi
incivile? Non so in Germania (ci sono stato tre volte, ma da turista) ma
altrove in Occidente non ci si limita al voto, che poi viene dato all’esame di
fatti e di opinioni espressi ben prima e
che contribuiscono alla valutazione “poi” espressa col voto (quindi non
unicamente “al momento del voto si esprime il proprio giudizio” come da Lei
testualmente affermato)! Altrove la stampa critica liberamente, le categorie
manifestano liberamente, i sindacati lo stesso, si fanno petizioni e
manifestazioni anche se poi alla fine si
vota. Lei ha detto di appartenere a SEL ma la sua concezione della democrazia
ricorda, a me che sono un po’ più attempato di Lei, quella limitativa, anche se
legittima, dei liberal-conservatori alla Malagodi! Lei poi, come anche Visone,
riconosce che la questione dei mezzi pubblici non riguarda il comune e che in
Germania i mezzi pubblici funzionano molto bene. Poiché i paragoni si fanno
correttamente tra situazioni omogenee, una ZTL in un paese come la Germania,
dove al ristorante si può comodamente pervenire coi mezzi pubblici (che non si
ritirano per giunta alle 10,00 di sera come le nostre metro e cumane) e una ZTL
a Pozzuoli comportano conseguenze, per ristoratori e cittadini, ben diverse! E
dico questo senza entrare nel “merito” delle proteste (non sempre giuste
secondo un mio “soggettivo” parere); ma indiscutibile è la “legittimità” delle
proteste di una categoria che vive di questo e, in una zona deindustrializzata,
dà da vivere a tanti! Lei poi è scusato sulla questione dei paletti perché
negli ultimi tempi ha vissuto in Germania. Ma la polemica sugli stessi
riguardava unicamente “alcuni” paletti, apposti in un secondo momento, che
impedivano il senso circolatorio intorno a una rotonda (che dovrebbe essere
creata per facilitare la circolazione), cosa ritenuta, a torto o a ragione,
limitante l’accesso di mezzi di soccorso pubblici quali autoambulanze o mezzi
dei Vigili del fuoco etc., e nulla aveva a che fare con l’accesso alla ZTL (vi
sono per questo varchi dotati di fotocamere) o l’andare contro mano o altre
inciviltà simili! Lei poi afferma che il “succo” del Suo pensiero è che “prima
di criticare la <politica>” dovremmo fare “tutti un po’ di sana
autocritica”. Sono d’accordo su quel “tutti”, cioè comprendendo e non
escludendo l’Amministrazione (che Lei, ancora una volta riduttivamente
definisce come la “politica” mentre, tra l’altro, anche la critica dell’Amministrazione
è – latu sensu – politica). L’Amministrazione ha non pochi difetti infatti,
anche se non appaiono “ictu oculi” a chi viene saltuariamente in questa città!
Ne cito solo alcuni:
1) Il Codice della Strada calpestato
impunemente; cito solo esemplificativamente e non esaustivamente l’art 7 co. 8
C.d.S., cioè una legge ordinaria dello Stato che prevede una “adeguata”
proporzione tra stalli “completamente” liberi, sia da oneri economici sia
orari, e stalli a pagamento nella stessa strada o, se non possibile, in strade
adiacenti (vedere – sempre solo per un esempio tra i tanti – la zona di via
Carmine- via Rosini) e, a tal fine, Le domando: “gli enti pubblici calpestano
le leggi in Germania”? E ancora Le chiedo: “quella che Lei chiama la
“politica”, in questo caso, calpestando cioè le leggi, che esempio dà ai
cittadini”? ;
2) L’aver lasciato andar via, pur
essendo stata aperta la possibilità contraria dalla normativa vigente, l’ufficio del Giudice di Pace, cioè un
presidio di legalità, da Pozzuoli è un atto che ha favorito la vivibilità della
città? E l’aver messo nero su bianco, nel programma elettorale di
centro-sinistra, il suo permanere in questa città per poi fare un “revirement”
di 180 gradi è un atto edificante e democratico da parte di quella che Lei chiama
“la politica” e io semplicmente “questa amministrazione”? Legga per favore la
pag. 4 del programma elettorale del centro-sinistra per le elezioni locali del
2012, io non solo lo ho letto ma ho contribuito a scriverlo … e mi sento preso
due volte per i fondelli, come altrove ho già scritto, la prima come elettore e
la seconda come co-stilatore del suddetto programma. In Germania i programmi
elettorali fanno questa fine?;
3) Più volte, da un cittadino in
particolare, ma col consenso di molti, sono stati chiesti chiarimenti sulla
tenuta dell’Albo Pretorio circa numeri pretermessi, atti incompleti, allegati
aggiunti a mano e/o sintetici etc.. L’Albo Pretorio, come sicuramente Lei ben
sa, è quell’albo sul quale devono essere indicati, in ordine cronologico, messi
on line a disposizione di tutti, TUTTI gli atti di rilievo dell’Ente Locale (appalti,
concessioni edilizie, atti onerosi etc. etc.) e ciò sia per le varie norme
sulla trasparenza sia per direttive cogenti dell’ANAC (Autorità Nazionale Anti
Corruzione). Perché “la politica” non risponde? Perché è illegittimamente, su cose
tanto importanti, opaca?
4) Il sig. Visone, nella sua semplicità
e sincerità, aveva posto delle domande sul mercato di via Fasano, un’opera
costosissima che qualche tecnico ritiene fatta male e pure di dubbia conformità
alle norme vigenti. Perché la “politica” non risponde?
5) Porsi domande come quella dei punti
1), 2,) 3) e 4) (ma tante altre sono state fatte e ci sarebbero da fare), porre
domande cioè precise e su fatti precisi (e senza risposte) è proprio sicuro che
siano “populismo” o “qualunquismo”? Io sapevo (ma, pur laureato col massimo dei
voti in Scienze Politiche, potrei essere ignorante in materia) che populismo e
qualunquismo fossero termini per indicare semplificazione dei problemi e per
proporre soluzioni generiche e facili a situazioni complesse. Qui invece sono
state poste domande precise che richiedono risposte precise!
Io non ho il piacere di conoscere di
persona né Lei né il sig. Visone ma ho una istintiva empatia nei confronti di
chi si reca all’estero per fare ricerca o per guadagnarsi il pane. Proprio per
l’istintiva simpatia mi permetto di farLe notare che è ovvio che una persona
semplice come Visone usi termini semplici e meno puntuali di quelli di una
persona molto più acculturata come Lei. Ma mi sembra che nel dire “basta con il
fumo negli occhi” non abbia certo fatto del qualunquismo – populismo ma, senza
volerlo, di avere detto ciò che più letterariamente Tomasi di Lampedusa fa dire a Tancredi prima e al Principe di
Salina poi ne “Il Gattopardo”: “bisogna cambiare molte cose perché nulla
cambi”. Un turista vede forse una città un po’ trasformata (mica tanto) in
superficie ma chi la vive …
Cordiali saluti
Lucio D'Isanto
lunedì 3 agosto 2015
luciferoflegreo: SCRITTA LA PAROLA “FINE” ALLA STORIA DEGLI UFFICI ...
luciferoflegreo: SCRITTA LA PAROLA “FINE” ALLA STORIA DEGLI UFFICI ...: In questi giorni, come molti sapranno, Pozzuoli e i Campi Flegrei hanno perso anche l’ultima possibilità di poter mantenere ...
SCRITTA LA PAROLA “FINE” ALLA STORIA DEGLI UFFICI GIUDIZIARI PUTEOLANI, LUNGA ALMENO 21 SECOLI!
In questi giorni, come molti
sapranno, Pozzuoli e i Campi Flegrei hanno perso anche l’ultima possibilità di
poter mantenere sul territorio almeno l’Ufficio del Giudice di Pace. Scompare
così, nella sedicente “città dei diritti”, un ulteriore e importante presidio
di legalità; va via da Pozzuoli anche l’ultimo ufficio giudiziario superstite. E’ per la prima volta dopo 21
secoli che non siamo più sede di un
luogo ove si amministri la giustizia.
Viviamo un momento storico (in negativo)!
Nella lunga monografia “Pouzzoles
antique”, lo studioso francese Charles Dubois rammenta a pag. 26 che “ … La
faculté, pour une ville, de dater ses actes publics par les noms de ses
magistrats, fut plus tard un privilège universellement répandu, en 105 il devait être encore assez rare et Pouzzoles le possédait … »
(La facoltà, per una città, di datare i suoi atti pubblici con i nomi dei suoi
magistrati, fu più tardi un privilegio universalmente diffuso, nel 105 (A. C.)
doveva essere ancora abbastanza raro e Pozzuoli lo possedeva). (C. Dubois,
Pouzzoles antique, Paris, 1907) . Gli studiosi dunque datano, per
inferenza, l’esistenza di un’autonoma giurisdizione per l’antica Pozzuoli
almeno dal 105 A. C., cioè da ben 2120 anni ! Vi erano i
«duumviri » e un « collegio duumvirale » del quale
facevano parte i duumviri anziani, e vi erano i « censori » !
Per il medioevo e l’età moderna ecco
brevi note sintetizzate dalla “Storia di Pozzuoli e dei Campi flegrei” di
Raimondo Annecchino (Pozzuoli, 1961) nel libro di Claudio e Lucio D’Isanto sui
“Privilegi della città di Pozzuoli in età vicereale” (2011). (Le parti
virgolettate riportano le parole testuali di Annecchino): “I giudici si dividevano in due categorie: iudices ad contractus tantum, che assistevano alla stipulazione dei
contratti pubblici o privati, rogati dal notaio, e li sottoscrivevano per
legalizzarli; e giudici ad contractus,
che avevano anche la facoltà di amministrare la giustizia. Quantunque si
ritenesse indispensabile che i giudici ad
contractus non solo sapessero scrivere, ma che avessero pure un’infarinatura
di cognizioni legali” non di rado ci si imbatte in qualche atto puteolano
dell’epoca non firmato dallo iudex ad
contractus perché scribere niescens
o, come oggi diciamo, analfabeta.
Nelle terre demaniali non potevano
esservi più di tre giudici e sei notai. Facevano eccezione solo Napoli, Salerno
e Capua che avevano cinque giudici ed otto notai. Il numero variava in
relazione alla popolazione ed all’importanza della città. A Pozzuoli venivano
eletti due giudici. Se mancava il notaio, il giudice nominava uno scrivano
mentre un notaio pubblico poteva sostituire il giudice. Non mancavano iudices ad contractus a vita.
I baiuli,
infine, giudicavano cause civili e penali di lieve entità che non comportassero
pene corporali o condanne superiori ad un’oncia. Avevano inoltre il compito di
vigilare sull’osservanza delle assise e sul peso e sulle misure dei venditori,
l’obbligo del servizio di polizia urbana che andava dall’arresto di colpevoli
colti in flagranza di reato all’esigere diritti di dogana. Spesso, come del
resto in tutti i domini spagnoli, il loro operare assumeva carattere
vessatorio. La bagliva o curia dei
baiuli era costituita anche da un assessore e da un notaio.
SUCCESSIVAMENTE, dopo i periodi
vicereali (spagnolo e breve periodo austriaco) a seguito dei governi
illuministi di Carlo III e successiva reggenza Tanucci e – soprattutto – del
periodo napoleonico (Giuseppe Bonaparte e Murat) nacque la Pretura più o meno
così come la abbiamo conosciuta fino al 1989. Le vicende successive sono sufficientemente
note anche ai non addetti ai lavori. La Pretura nel 1989 divenne “sezione
distaccata di Pozzuoli” prima della “Pretura Circondariale di Napoli” e poi del
“Tribunale di Napoli” ma l’ufficio rimaneva fortemente radicato sul territorio.
Inoltre, nel 1995, nasceva l’autonomo “Ufficio del Giudice di Pace di
Pozzuoli”, uno, tra quelli delle città non capoluogo di provincia, dei più
grandi d’Italia per affari trattati ed un autonomo e minuscolo Ufficio del GdP
di Procida. (Dunque una lunga storia,
dai tratti anche talvolta duri, come sempre talvolta la storia presenta, ma
sempre meglio avere avuto delle strutture giudiziarie che non averne avute
affatto)!
A questo punto subentra, nel quadro
della cosiddetta “spending rewiew” (governo Monti) il Decreto Legge n. 138 del
13/08/2011 poi convertito in legge il 14/09/2011 con legge 148, legge-delega
“per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici
giudiziari”. Di fatto, con l’eccezione degli uffici aventi sede nei capoluoghi
di provincia o nei capoluoghi di circondario (sedi di tribunali centrali)
venivano soppressi, con la suddetta normativa, quasi tutte le sezioni
distaccate e tutti gli altri uffici del giudice di pace, compresi entrambi gli
uffici puteolani, con delle eccezioni e scappatoie previsti dalle norme stesse.
(La questione era leggermente più complessa ma semplifico per ragioni di
comprensibilità).
Dunque giungiamo alle elezioni
comunali del 2012. Nel mentre si svolgeva la campagna elettorale, tra le pieghe
delle varie disposizioni attuative sopraggiunte si intravvedeva la possibilità
che entrambi gli uffici potessero, in astratto, essere trattenuti a Pozzuoli. In
quel momento storico sembrava che maggiori possibilità vi fossero per la
permanenza del Tribunale anzi per la possibilità di un Tribunale autonomo. Qui
sono un testimone personale degli eventi. Feci parte, insieme a Lucia Fattore,
per l’ IdV, della commissione che doveva stilare il programma elettorale per il
centrosinistra. Fui parte attiva nella parte che riguardava gli uffici
giudiziari. Ricordo che Elio Buono stilava di persona con la nostra
collaborazione e traduceva, in quel po’ di politichese necessario, le mie proposte
circa il Tribunale (il cui mantenimento sembrava – per motivi che sarebbe lungo
dire – al momento più fattibile di quello del GdP). A pag. 4 del programma si
legge: “E’ indispensabile ridare al Tribunale di Pozzuoli la sua piena
efficienza, fornendogli una sede adeguata e fruibile a Monterusciello, dove
rappresenterebbe anche un presidio di legalità e l’opportunità di un indotto
economico. A tal fine, occorre predisporre gli atti per eliminare dal bando di
alienazione il Centro commerciale di Monterusciello e, quindi, incaricare l’UTC
di quantificare le somme per i lavori di adeguamento a nuova sede del Tribunale”.
Eventi successivi resero difficile la
permanenza del Tribunale a Pozzuoli ma la sorte volle che si realizzasse una
inaspettata riapertura dei termini per l’Ufficio del Giudice di Pace di
Pozzuoli sia pure senza oneri per lo Stato centrale. Ebbene, l’amministrazione
locale e quella degli altri tre comuni del mandamento (oltre Pozzuoli: Quarto,
Bacoli e Monte di Procida) dopo le prime promesse fatte sia ai rappresentanti
del foro sia a quelle dei gg.pp, tra le quali il reperimento di una sede già di
proprietà del comune, con atteggiamenti dilatori e scuse circa le (non
altissime) spese nonché rimpalli di responsabilità, nulla ha fatto per
mantenere almeno quest’ultimo presidio di legalità sul territorio. Io
personalmente mi sono sentito preso in giro due volte: la prima come elettore
del centrosinistra e la seconda come co-stilatore del programma elettorale di
centrosinistra. Vero è che anche gli altri predetti comuni dovevano accollarsi
parte delle spese (sempre non altissime) ma, da sempre l’onore e l’onere
maggiore è ricaduto sul comune capoluogo del mandamento in cui l’Ufficio
giudiziario ha la sede! I programmi elettorali sono dunque solo una formalità
burocratica da adempiere? Servono solo ad imbrattare carta e, al più, a
spostare qualche voto? Ci rispondano i signori amministratori (non siamo
ottimisti sul punto)!
Il risultato comunque alla fine è questo: dopo 2120 anni di storia
Pozzuoli non è più sede di un ufficio giudiziario. Ciò che non hanno potuto fare
invasioni, cataclismi, dominazioni straniere etc. ha potuto invece ottenere
questa amministrazione! Anche questo è un modo per passare (in negativo) alla
storia!
domenica 12 luglio 2015
"SINERGIA" e INCIVILTA'
Quando,
ormai purtroppo alcuni decenni fa, ero studente post-universitario presso la
Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, il professore di Macroeconomia
ci fece leggere e commentare l’articolo di un economista su non ricordo più
quale giornale. All’improvviso comparve una parola, all’epoca ancora molto poco
usata, “sinergia”. Studenti provenienti per due terzi dal liceo classico ne
capimmo il significato di chiara origine greca, come quella di tante altre
parole in uso in tutte le lingue di quell’Europa che vorrebbe bandire la Grecia stessa dal
proprio consesso. E’ il composto di “syn” (“con”, “insieme”) ed “ergo”
(“operare”, “lavorare”) quindi = a lavorare insieme, cooperare, collaborare.
“Non vi preoccupate – disse l’economista – l’autore ha inteso servirsi di un
linguaggio un po’ pomposo”. Da allora, grazie al potere persuasivo dei media,
il vocabolo è divenuto in poco tempo di uso comune, addirittura se ne fa un uso
inflazionato ed è giunto persino nel vocabolario di autore misterioso in uso
presso il Comune di Pozzuoli.
Di recente
Danilo Pontillo, sollecitato da un commerciante giustamente sdegnato, dalle
pagine di “Pozzuoli21”, ha denunciato il caso di diversi sacchetti a perdere,
poi pure apertisi, abbandonati in pieno giorno nella piazza principale della
nostra città. Dopo aver giustamente
stigmatizzato i numerosi incivili che vivono nella nostra città (ancora molti ma
in numero costantemente decrescente e certo non maggioritario, sempre comunque
troppi), ha invitato il sindaco,
giustamente, alla doverosa attività repressiva ma ha anche posto la domanda,
essendo stata l’immondizia abbandonata per diverso tempo: … “com’è che chi
aveva il compito di rimuoverla (l’immondizia) non l’ha portata via? Da lì la
“De Vizia” non passa? E’ zona franca? E’ territorio neutrale come la Svizzera”?
Ecco Signor Sindaco il succo del problema! E’ necessaria una “sinergia”, parola
che Lei spesso usa (sono divenuto un Suo attento esegeta) e che ben s’attaglia
a casi come questo! Casi non isolati, perché su “Pozzuoli denuncia” almeno una
frequentatrice della pagina ha lamentato una situazione simile. Per limitare
casi come questi sarebbe infatti necessario:
·
Reprimere
con i mezzi legalmente concessi i comportamenti incivili;
·
Denunciare
certamente l’esistenza di molti incivili nella nostra città;
·
Ma
anche rimuovere, da parte di chi è preposto, l’immondizia abbandonata. E se chi
a ciò è preposto è un privato (lautamente pagato dalla collettività)
controllare questo privato affinché faccia quel che deve!
SINERGICAMENTE!
L’attività incivile di alcuni
cittadini, da Lei spesso denunciata (ma con semplificante generalizzazione) non
deve e non può costituire un alibi! E’ necessario condannare i reprobi,
moralmente e materialmente, è necessario che i buoni cittadini isolino e
condannino gli incivili, ma ciò non esime l’amministrazione dal rimuovere il
prodotto delle loro malefatte né dal controllare chi a tale rimozione è
addetto! Anche nel più civile dei paesi c’è qualche incivile, altrimenti non si
spiegherebbe perché tutti gli ordinamenti, anche dei paesi più avanzati, prevedano sanzioni! Faccio un piccolo esempio. Certamente un buon cittadino non
deve buttare cartacce o cicche per terra ma ciò non esime chi di dovere di
apporre dei cestini per strada, di farli periodicamente svuotare (cosa che da
noi viene “quasi” sempre fatta) e di sanzionare, oltre agli automobilisti (vero
sigg.ri VV. UU?) anche chi butta i bicchieri di plastica per strada! Senza l’alibi dell’inciviltà altrui ma in
“sinergia” con la parte migliore della cittadinanza!
domenica 28 giugno 2015
IL SINDACO, IL PIE’ VELOCE ACHILLE E … NAPOLEONE (ovvero noterelle in margine al consiglio comunale del 26 giugno 2015)
IL SINDACO, IL PIE’ VELOCE ACHILLE E …
NAPOLEONE
(ovvero noterelle in margine al
consiglio comunale del 26 giugno 2015)
Stanotte ho deciso (lo faccio da un
po’ di tempo) di rubare qualche ora al sonno e di sottopormi al notevole
sacrificio personale di ascoltare su youtube il chilometrico consiglio comunale
dello scorso venerdì 26 c.m. Gli argomenti all’ordine del giorno erano di
grande interesse per il sottoscritto che, a torto o a ragione, si sente vessato
fin nel quotidiano vivere da decisioni di questa amministrazione comunale che
ritiene arbitrarie e cervellotiche. Il primo argomento all’ordine del giorno riguardava
le strisce bleu che ormai adornano tutte le strade di questa città in maniera
tanto massiccia da costituirne una caratteristica fondamentale. Ormai, se
Parigi è “La ville lumière”e Praga “la città d’oro”, possiamo invece definire
Pozzuoli, parafrasando Gershwin, “La città in blu”; suggeriamo questo titolo ai
nostri esìmi amministratori, chissà, potrebbe magari costituire uno slogan per
attrarre turisti!
Confesso di
non aver seguito il secondo punto all’ordine del giorno, dopo oltre cinque ore
ero esausto! Sul primo punto il consiglio è stato interessante, la discussione
talvolta appassionata e addirittura fin troppo calda, ma il momento clou, come
succede ormai spesso, è stato per me rappresentato dalla replica del Sindaco.
Il primo cittadino ha reiterato l’affermazione, già affidata ad un comunicato
stampa di qualche tempo fa e che mi ero illuso e avevo persino sperato
appartenere ad un addetto stampa di rigorosa formazione Kantiana. Come ha
postato immediatamente in diretta Danilo Pontillo, ovviamente presente e cui
non è sfuggita l’importanza della riaffermazione convinta del sindaco, la frase
è questa: “…Questa è una città che non vuole le
regole, vuole l'anarchia. Ognuno fa da sè..." per cui si ribella a chi,
come questa Amministrazione, tali regole vuole imporre.
DUNQUE NON AVEVO SBAGLIATO, IN
PRECEDENTI MIEI MODESTI INTERVENTI, A CAPIRE; I PUTEOLANI, PER IL SINDACO, SONO
INCIVILI E LUI SI SENTE INVESTITO DEL MANDATO DI FAR LORO APPRENDERE A
RISPETTARE LE REGOLE, CIOÈ DI CIVILIZZARLI! Le truppe cammellate e i “bravi”
del sindaco che, in diverse pagine di Facebook, nei loro commenti hanno messo
in dubbio esserci mai stata una affermazione del genere sono dunque serviti!
A questo punto una domanda mi sorge
spontanea. Gli stalli bleu, come notato a onor del vero da taluni consiglieri,
in dispregio di una specifica norma del Codice della Strada (art. 7 co. 8), sono
in numero spropositato rispetto a quelli bianchi, e questo indipendentemente da
ogni spiegazione dietrologica, pur accennata in consiglio e che chi scrive non
è in grado di giudicare; numerosi stalli bleu sono nelle curve, altri in
prossimità di ingressi e di segnali di stop; tutti questi (mancati)
accorgimenti non sono raccomandati da cittadini petulanti ma dal codice
stradale cioè da una legge ordinaria dello stato, e questo è un fatto e non un’opinione!
Fatta questa precisazione come può – da un punto di vista logico –
conciliarsi la pretesa che i cittadini rispettino le regole quando l’amministrazione
per prima le calpesta? Non sono regole quelle dettate da leggi dello Stato? Un
cittadino ignaro del C.d.S. non potrebbe essere indotto dai predetti
comportamenti del Comune a pensare che sia lecito parcheggiare in curva o in
prossimità di incroci o che possano essere apposte strisce bleu a completo
arbitrio di chi amministra? E, ancora, come possono degli incivili aver votato
in gran copia (e io tra di essi) persone che invece vorrebbero finalmente
imporre delle regole? E le “regole” possono essere, legge dello Stato alla
mano, illegittime e pertanto “irregolari”? Ci spieghi, signor Sindaco, questi
palesi ossimori!
Tutti coloro che hanno studiato al
liceo classico o scientifico, alle magistrali o in altro tipo di scuola un po’
di filosofia, si sono imbattuti nel famoso paradosso di Achille, detto “il pié
veloce”, che gareggia in corsa con la proverbialmente lenta tartaruga, cui è
stato concesso doverosamente un certo margine di vantaggio. Secondo Zenone di
Elea (alias Velia, oggi in provincia di Salerno, rimaniamo dunque in Campania) il
velocissimo Achille non raggiungerà mai la tartaruga. Lei dunque sig. Sindaco è
un grande filosofo! Al paradosso di Zenone su Achille che non riesce a raggiungere
la tartaruga Lei aggiunge il paradosso
delle “regole irregolari” e degli elettori incivili che eleggono quali propri
rappresentanti chi li vuole civilizzare!
Ma torniamo al consiglio comunale di
cui sopra. Replicando a certe allusioni di un consigliere circa un paio di episodi
specifici in cui si sarebbe verificata una carenza di trattamento uguale per
tutti nell’attività di repressione degli “anarchici” comportamenti di cittadini
e cioè di aver utilizzato in determinati casi due pesi e due misure rispetto ai
cittadini normali (non entro nel merito perché non conosco i fatti specifici),
il Sindaco ha risposto, in maniera poco simpatica e come correttamente
riportato da Pozzuoli21, invitandolo: “ad azionare il cervello prima di venire
a dire certe cose” (non tutti hanno le sue capacità intellettive, sig. Sindaco)
perché, se “investito ufficialmente” di certe questioni dovrebbe chiudere un
paio di attività e poi dire che è colpa del consigliere X (quello che ha
denunciato i fatti). Sulla scarsa responsabilità di questa risposta, gravissima
per la carica istituzionale da cui proviene, nulla avrei da aggiungere a quanto
commentato da Pozzuoli21. Ma, ancora, ci spieghi il signor Sindaco come è
possibile imporre regole … ma solo se “investito ufficialmente”; ma le regole non
dovrebbero essere le stesse per tutti, sia che sia investito ufficialmente, sia
ufficiosamente o se non sia investito affatto del problema? E se non è a conoscenza
dei fatti, qualora risultassero veri, quali iniziative dovrebbero essere prese
nei confronti dei vigili che impongono il rispetto delle regole … ma non per
tutti?
In calce al resoconto di Pozzuoli21,
l’arch. Grande ha posto un commento che mi consento di riportare: “Sarei curioso di conoscere l'esatta definizione di essere <investito
ufficialmente del problema>. Sono almeno due anni che denuncio, per iscritto
e con firma, le numerose manchevolezze dell'amministrazione, eppure non è mai
pervenuta una pur minima risposta. Cosa deve pensare la Cittadinanza”? L’arch.
Domenico grande è un fedele lettore degli atti dell’amministrazione che in base
a cogenti direttive dell’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) “devono”
essere pubblicati on line. Il predetto professionista ha più volte notato
qualche omissione, qualche allegato generico o appuntato a mano o mancante etc.
Insomma ci sarebbe a suo dire una certa opacità più che trasparenza. Lo ha
scritto ma alcuna risposta gli (ci) è mai pervenuta. Se la trasparenza è stata
imposta è perché il cittadino possa controllare l’attività del suo comune, come
è suo DIRITTO! Una risposta dall’amministrazione ai quesiti posti non sarebbe
dovuta? Magari dei chiarimenti fugherebbero errati sospetti. Invece l’amministrazione
tace e non chiarisce, rendendo opaca la trasparenza (visto che gli ossimori
piacciono tanto …). Signor Sindaco, secondo Lei, questo è rispetto delle
regole?
Infine due ultime note. Il Sindaco ha detto, sempre
nel consiglio del 26/06 c.m., che i cittadini di Napoli e altre città trovano
Pozzuoli molto migliorata da quando è da lui amministrata. Piccolo particolare,
il giudizio lo devono dare i puteolani e non altri, e ciò anche se a suo dire
sarebbero incivili!!!
Classica ciliegina sulla torta, il Primo Cittadino ha
asserito che la valutazione tanto al suo piano antitraffico (rectius: “pro
traffico”) quanto al suo operato in genere deve essere dato solo a completamento
del tutto e ha testualmente affermato che “i posteri” daranno il completo giudizio. Qui
la citazione non viene da noi, come nel paradosso di Zenone, un po’ arbitrariamente
dedotta perché la citazione manzoniana del “5 maggio 1821” è esplicita (“Fu
vera gloria? Ai <posteri> l’ardua sentenza)! Signor Sindaco, Manzoni si
riferiva a un certo … Napoleone Bonaparte …!!!
mercoledì 29 aprile 2015
STRISCE BLU. RISPOSTA ALLA CORTESE LETTERA DEL SINDACO SU "Pozzuoli21"
Ill.mo sig. Sindaco
del Comune di
Pozzuoli
Anzitutto La ringrazio comunque per
la Sua, sia pure indiretta, risposta tramite "Pozzuoli21". Prima di passare al merito mi consenta
qualche nota circa i Suoi rilievi di “carattere
personale” nei miei confronti. Lei dice che col mio presunto “sarcasmo” vorrei
“sminuire l’attività di un Sindaco”. Nulla di più errato. Magari sbagliando
avrò considerato dannosi i Suoi provvedimenti circa le strisce blu ma, nel far
questo, non ho certo sminuito l’attività del Sindaco e la relativa capacità di
influire positivamente o, a mio parere e limitatamente a questo caso,
negativamente sulla vita dei cittadini. La ringrazio ancora per avermi degnato di
una risposta dal momento che, a suo dire, preferirebbe
·
“rispondere
a quei cittadini che si rivolgono allo scrivente semplicemente per avere
un’informazione” (non sapevo che un Sindaco desse informazioni, grazie per la
notizia, la prossima volta che mancherà l’acqua anziché telefonare
all’acquedotto telefonerò direttamente alla S. V.; ovviamente scherzo –
sorrida una volta tanto, La prego, l’autoironia è dei forti non dei deboli - ma
è pur vero che è Lei, non io, in questo caso, a sminuire la Sua funzione)
·
”per
segnalarmi qualsivoglia criticità” (e cosa avevo fatto io?)
·
“o
per scambiare qualche opinione su quelle che sono le problematiche che attanagliano
la nostra città” (e ancora: e cosa di diverso avevo fatto io?)
·
“senza necessariamente rivolgere critiche fini
a se stesse o estremamente tendenziose”. Qui mi permetto di chiederLe: quando è
che una critica è fine a se stessa? Io avevo, tra l’altro, parlato di codice
della strada calpestato, avevo citato l’articolo e il relativo comma, se non
è d’accordo risponda sul punto altrimenti “critiche fini a se stesse”
significa semplicemente intolleranza alle critiche “tout court” e le critiche,
ribadisco, sono il sale della democrazia. E’ d’accordo con me un tale Voltaire
… e scusate se è poco! Lei non fa altro che ribadire, per la seconda volta dopo
il comunicato, che per Lei ci sono cittadini buoni (quelli che non criticano) e
cittadini cattivi (quelli che criticano) mentre io, ingenuo, credevo che un
Sindaco non dovesse fare discriminazioni tra i suoi amministrati. Quanto allo
“estremamente tendenziose” vado sul vocabolario Treccani (Lei mi costringe a
studiare) e trovo che per “tendenziose” si definiscono “finalità o interessi particolari o personali, per cui viene
alterata la realtà oggettiva e la verità”. Ho parlato di stalli, di Codice
della Strada, di sensi unici etc. cioè di cose su cui legittimamente possiamo
avere opinioni divergenti ma che sono cose reali, non ho alterato nessuna
realtà. Ovviamente, se nel vocabolario in uso al Comune vi è un significato
diverso del termine “tendenzioso”, accetterò come sempre i consigli bibliografici
in materia!
Dopo di ciò,
nella Sua gentile lettera, Lei sembra passare dai rilievi personali al merito.
Ammette che qualche aspetto del piano merita approfondimenti e dice che per
altri aspetti avrei male interpretato le Sue intenzioni ma, ritiene “inutile e
non costruttivo rispondere ad ogni singola osservazione” (penso si riferisca a
quelle fatte, oltre che dal modesto sottoscritto, da varie espressioni della
cittadinanza) “senza aver prima monitorato il piano generale”, si dice pertanto
disponibile “solo successivamente” ad analizzare i suggerimenti provenienti da
cittadini, associazioni, delegazioni etc. in quanto “l’arroganza e
l’infallibilità non appartengono all’Amministrazione che ho l’onore di
presiedere …” bellissime parole … se non fossero seguite da un codicillo:
“anche se devo, mio malgrado, constatare che l’arroganza nel voler imporre la
propria verità caratterizza molti individui”. (Sul termine “individui”
mi soffermerò più avanti). Cosa vuole dire, che chi non la pensa come Lei è
arrogante? Allora con chi è disposto a dialogare? Con quelli che la pensano
come Lei? E che dialogo è quello tra persone che la pensano nello stesso modo?
Sarebbe come dialogare con se stesso! Il “dialogo”, dice sempre il mio modesto
dizionario Treccani, è costituito da “concetti
opposti in tenzone su materia filosofica, religiosa, estetica, politica
…” ma arrendiamoci, ormai è evidente che
io e il comune usiamo vocabolari differenti e il comune è avaro nel rivelare le proprie fonti bibliografiche! Quello che però dispiace, in quanto cittadino di
Pozzuoli, è quel “non cambierei una sola parola di ciò che ho scritto alla
cittadinanza sul Piano delle strisce blu”. Dunque conferma che Pozzuoli, è per
Lei, come nel Suo comunicato stampa di riferimento, “Città abituata a non avere
regole”, cioè che i cittadini puteolani sono incivili anche se hanno votato
(contraddittoriamente) una classe amministrativa eticamente di livello
superiore che si appresta finalmente a dar loro delle regole (altro che carenza
di arroganza)! Ben diverso sarebbe stato, a mio modestissimo avviso, un
approccio del tipo: “signori, così non si può andare avanti, diamoci una mano
reciproca, amministratori e amministrati, per migliorare la convivenza in
questa città”!
Dopo aver espresso le Sue “personali
considerazioni” la S.V. passa ai pochi aspetti “tecnici” (il
virgolettato è testuale) che mi interesserebbero riguardanti via Carmine e via
Rosini (falso, avevo parlato di queste strade, perché le conosco meglio, a solo
titolo esemplificativo). Ne deduco che ciò di cui mi ero lamentato nel resto
della lettera e cioè l’essere stato, a mio parere, ignorato il Codice della
Strada (art. 7, comma 8), e altre norme ancora, siano da Lei considerate
quisquilie, pinzellacchere. Niente male per la “città dei diritti”! Mi informa
quindi che Via Carmine sarebbe stata
declassificata, perché oltre l’ingresso di Villa Avellino non si può più andare,
e di conseguenza non vi sarebbe alcuna incongruenza nel fatto che dove ieri la
sosta intralciava il traffico e veniva sanzionata ora non lo
intralcerebbe più. Via Rosini invece, a seguito sempre dei nuovi dispositivi
sul traffico, sarebbe interessata da un maggiore flusso di traffico e quindi questo
spiegherebbe l’impossibilità di prevedere stalli per la sosta su entrambi i
lati. Ma né per via Carmine né per via Rosini quanto in teoria previsto si verifica nei fatti. Mi permetto di
consigliarLe di venire in zona per esempio verso le ore 13,00 – 14,00, quando
chiudono le due scuole elementari e l’asilo presenti nelle vicinanze e
scompaiono i due Vigili, la cui unica funzione sembra evitare, nelle sole ore
in cui il traffico è meno intenso (ma i
posti per parcheggiare egualmente mancano)
tanto la “sosta” quanto la “fermata” su di un lato di via Rosini (la
differenza codicistica tra i due termini è a loro del tutto ignota). Il flusso
di auto è talmente forte che si parcheggia in ogni buco, tantissimi automobilisti
vagano a lungo (attraversando anche la “declassificata” via Carmine) per
trovare un posticino dove sostare il breve tempo necessario e l’inquinamento
acustico e atmosferico (che il nuovo dispositivo, a Suo dire avrebbe ridotto)
divengono egualmente intollerabili. Lo stesso alle ore tardo-pomeridiane
del venerdì e del sabato. Il tutto esattamente come prima, quando la sosta era
vietata su di un lato a via Carmine mentre si poteva parcheggiare su entrambi i lati a via Rosini. Tutte le evidenze empiriche smentiscono pertanto le sue
delucidazioni "tecniche". Infine una domanda. Anche via Solfatara e via Terracciano, pur in presenza di un doppio
senso e per giunta interessate da un flusso non solo urbano di traffico,
sono state “declassificate” dal momento che sono comparse pure lì le strisce
bleu dove prima imperversava il carro attrezzi?
La saluto infine, col solito rispetto
dovutoLe, ma La saluto non da “individuo” ma da qualcosa di molto più, da
“cittadino”, ed è questo un termine molto più ampio e non riducibile, nel
nostro ordinamento democratico, da parte di nessuno, nemmeno da parte di un
Sindaco!
Dott.
Lucio D’Isanto
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